1. Viaggio al termine della notteDunque: o Roma o morte. In macchina. Primo: sono qui per raccontarla. Secondo: per guidare nel traffico della Capitale, bisogna prima arrivarci. E non è per niente scontato. Soprattutto se è venerdì pomeriggio e devi affrontare l’Appennino, con le forche caudine delle nuove Scilla e Cariddi, cioè Rioveggio e Barberino del Mugello.
Parto tardi, pomeriggio inoltrato. Sulla tangenziale di Bologna do un’occhiata timorosa al pannello della società autostrade, il responso è : “rallentamenti tra Rioveggio e Roncobilaccio“. Ci può stare: come uno zero a zero fuori casa. Ma il cartello successivo annuncia “code fino a Barberino per traffico intenso“: è l’inizio della catastrofe, un lungo calvario che può solo peggiorare. E peggiora. Dopo quasi due ore di incubo sono a Calenzano: tutto bloccato fino a Figline. Che fare? Voglio veramente uscire e attraversare Firenze di venerdì alle sei? Voglio. La scelta si rivela discretamente sensata: apparte un po’ di fila in entrata (con vista su quella simpatica boutade che è l’areoporto di Peretola) e in uscita, l’attraversamento cittadino scorre. All’autogrill di Fi-Nord la barista è una bionda statuaria, occhi cerulei, lentiggini: una valkiria scandinava, con l’accento di Lastra a Signa. Questo fuori programma mi permette di rivedere quell’ameno quartiere che è Novoli, con i suoi palazzoni da realismo socialista: brutti, ma rassicuranti. Da qualche anno è un cantiere aperto. Su tutto domina la sagoma multiforme del nuovo Palazzo di Giustizia: un’opera imponente, che eleva il concetto di ‘grosso e spigoloso’ a un livello completamente nuovo. Quando attraverso il Campo di Marte, dove sono cresciuto, mi commuovo sempre un pochino. Mi sovvengono anche un paio di scorciatoie, poi mi ributto in autostrada.
(E adesso un po’ di simpatica polemica: tutto questo perchè? Perchè Firenze è l’unica città a non avere una cazzo di tangenziale ! E ci passa il traffico dell’ Autosole, la principale autostrada d’Italia)
Dopo Arezzo si viaggia meglio. Attraverso l’Umbria all’imbrunire, con le sue uscite dai nomi improbabili. Cicci mi chiama: è già sulla Salaria. Dopo l’ennesima richiesta di prestazioni sessuali, decide di aspettarmi in un centro commerciale. Mi metto all’erta a Orte, drizzo le antenne: aspetto la deviazione per Settebagni. Non c’è. Passo Roma Nord – Fiano Romano in souplesse. Cominciano i dubbi: vedo solo indicazioni per Napoli o L’Aquila. Prima di finire sulla collina di Posillipo, sotto al famoso pino che non c’è più, devo inventare qualcosa. Entro in riserva. Sudo freddo. Mi salva un Autogrill, qui mi consigliano di uscire a Roma Est e imboccare il coacervo di tutte le mie paure più segrete: il Grande Raccordo Anulare. Prego tutti i Santi, gli Angeli, i Cherubini e gli stagisti del Paradiso, nonchè altre divinità a caso, da Giove Pluvio a Manitù: funziona. Il G.R.A. è una passeggiata di salute, l’ora di punta è passata (sono le nove). Arrivo sulla Salaria, direzione sbagliata, faccio inversione: cicci mi aspetta ad un semaforo con un libro in mano. Scoppio in un pianto liberatorio (no, ma ci stava bene).
stacchetto musicale:
2. E com’è andata, insomma, cor traffico romano-de-Roma?
Ma direi bene, grazie. Sarà che era il weekend, sarà che ho avuto il culo di evitare i punti critici. Certo, ci sono stati momenti in cui la mia fede ha vacillato. Il Lungotevere in festa non è roba per dilettanti. Primo: a differenza delle città normali, a Roma la ZTL funziona di notte. cioè: nel centro storico ci puoi entrare di giorno, ma la notte NO. Quindi, durante il weekend, la sera, c’è questo fiume ininterrotto di gente che gira sul Lungotevere (ma quanto cazzo è lungo?) alla ricerca di un varco aperto o di un parcheggio utile per raggiungere la movida trasteverina e quant’altro. E corrono (la regia suggerisce piottano). O stanno fermi. Vie di mezzo non contemplate. La mia navigatrice suggerisce cose come: “stai sulla destra”, ok. “bravo, adesso buttati tutto a sinistra”: cosa? fammi capire: vuoi che tagli la strada a tre file parallele di macchine incazzate strombazzanti? tesoro, se non mi vuoi più bene bastava dirmelo o mandarmi un sms. Ma no, basta che ti fai vedere deciso e loro si spostano. Eh??? In effetti lo fanno, magari suonano un po’, ma neanche troppo (mi hanno suonato di più a Milano, per dire). E per me, abituato ai viali bolognesi è stupefacente (lì non ti fanno proprio cambiare corsia, nemmeno se hai la freccia da mezzora e una partoriente in macchina: essendo un po’ stronz rigidi, non concepiscono che si possa cambiare idea o deviare. Per cui devi sceglierti una corsia quando parti e rimanere là per sempre). Arriva un sottopasso, un labirinto tipo Doom, ed è tutto un gira a destra, no a sinistra, no scusa era di là. Usciamo da qualche parte, comincia a piovere. Decidono di cambiare zona: sospiro di sollievo.
Il giorno dopo siamo entrati in centro. Il centro-centro, quello coi monumenti. E lì, fra vicoli e palazzi, capisco che la mia morosina, non avendo la patente, è ontologicamente estranea al concetto di “senso unico” o “divieto d’accesso”. E comunque trovare parcheggio da quelle parti (come dalle altre parti) è un bel casino, anche con il permesso invalidi. Passiamo Palazzo Grazioli (mi arrestano se gli faccio così col dito?) e ci infiliamo per le viuzze laterali. Troviamo un buco libero. Vicino c’è una piazzetta, con un palazzone barocco e un obelisco di fronte. Mi dice qualcosa, dev’essere famoso: ci sono anche i poliziotti. “Amoruccio de casa: è Montecitorio quello, che non lo riconosci?”. Oh, cazzo, mi pareva. Ma siamo sicuri che posso parcheggiare? Perchè la cosa che più mi scocciava nel prendere una multa, sinceramente, era di dover dare dei soldi ad Alemanno. E invece niente: neanche una in tre giorni. (Yessss…!)
Insomma, è andata. E sono tornato con un bagaglio di esperienze mica da ridere. Ho visto cose che voi umani. Ho capito che qualunque giro tu faccia, finisci sempre in Piazza Vittorio (dove abita la mia cicci ^_^) e ci arrivi ogni volta da un lato diverso. E se ci arrivi nel bel mezzo del mercato sono cazzi. Ho fatto le consolari (quelle in -ina e in -ana) e posso affermare che per me la Prenestina non ha più segreti. Ho visto l’Eur – perchè? così – e la Cristoforo Colombo. Ho fatto anche il temibile Muro Torto. E ho capito che ci sono cose che non si possono proprio fare e cose che non si possono fare, però le fanno tutti e quindi si fanno. Ma soprattutto ho capito questa cosa fondamentale: quando ti dicono “entra deciso”, vuol dire “entra DECISO!!!”
