diario iperbarico: 3 – scontro finale


Vi ricordate la terapia iperbarica (scrollate sotto, non sto neanche a mettere il link che mi fa fatica)? L’ho finita. Da un pezzo, anche. Com’è andata? Benino, thank you for asking. Cioè: adesso sono praticamente guarito (dopo sei mesi era anche l’ora, direi) e posso dire che è servita, anche se non è stata proprio proprio decisiva.

Comunque è giunta l’ora di concludere il “diario iperbarico”. L’idea iniziale era quella di postare giorno per giorno, ma il risultato sarebbe stato interessante quanto un elenco del telefono, le cui uniche variabili avrebbero riguardato il caldo (più o meno porco) che faceva in camera o la simpatia dell’infermiere di turno. Un po’ pochino per costruirci un diario vero e proprio. Alla fine ho deciso che la cosa migliore fosse giocarsi qualche aneddoto faceto. Eccoli:

  • Pillole. Fondamentalmente in camera iperbarica ti rompi le palle. Sei lì con la maschera a ossigeno quasi tutto il tempo: per fare conversazione hai, tipo, dieci minuti. In genere l’argomento era vacanziero, essendo pieno Agosto: Sharm-el-Sheik in particolare, teneva banco. Tutti c’erano stati o volevano andarci: in pratica Sharm è la nuova Rimini (o Viareggio, o Fregene), solo che ha il mare più bello. La mia morosina lo considera ‘Il paradiso delle sciampiste’ (io però un salto ce lo farei: oltretutto la figura della sciampista è abbastanza in alto nella mia lista delle professioni più sexy…). Un giorno, invece, succede che l’argomento di conversazione cade inspiegabilmente sulla pillola abortiva RU486. L’infermiere, un giovane turnista che legge Libero, è obiettore. Perchè? Perchè è troppo comodo, la gente la usa con troppa facilità, come fosse un contraccettivo eccetera. “Ma come funziona?”, chiede una signora di mezz’età. L’infermiere fa un po’ il vago, dice che non lo sa di preciso: tanto lui è obiettore quindi che gli frega? Logica ineccepibile. La signora concorda e aggiunge: “Ah, guardi, io di contraccezione non ne capisco assolutamente niente, proprio come di motori…”. Risate. Al che ho pensato: quindi, signora, lei una sveltina in macchina mai fatta in vita sua, eh?

  • Croci. Dunque, la cosa migliore da fare in camera iperbarica è leggere. Era quello che stavo facendo, quando mi casca il segnalibro. Trattavasi di un cartoncino, con un calendarietto da un lato e il marchio della CGIL dall’altro. La mia morosina ciccina era andata al sindacato il giorno prima, per informarsi se tutte le porcate che le facevano subire al lavoro fossero legittime, ed era tornata con il suddetto cartoncino e una pacca sulla spalla. Io ci avevo guadagnato un segnalibro, facilmente equivocabile per una tessera. “A-ha! “- L’infermiere lo raccoglie – “la tessera CGIL, eh?”. “E’ della mia ragazza”, faccio io con un sorrisino vigliacco.  “Guarda che ti tengo d’occhio!” Damir (nome di fantasia) è l’infermiere italo-rumeno. E’ pazzo, o perlomeno un po’enigmatico. Fa sempre un sacco di battute, che capisce solo lui. Io gli sto particolarmente simpatico. “Guarda” – mi fa, tutto contento – “io dalla parte opposta!” E si sbottona la camicia, palesando una catenina con una crociona celtica d’argento, grossa così. Ehm. Già, che buffo. Comincio a sudare più del solito. Le persone che conosci appena non sai mai come reagiscono a certe cose. Sembra uno tranquillo, si ride e si scherza, però vai a sapere. Di solito, in una situazione del genere, la prassi stabilisce che bisognerebbe menarsi o perlomeno litigare ferocemente. Magari in Romania non usa. Certo che un fascista rumeno è un po’ strano, ma non ci sarebbe nemmeno da stupirsi troppo, di questi tempi. Penso anche che, se dovesse succedere qualcosa nella camera, io sono l’ultimo che aiuterebbe ad uscire. Conto i minuti che mancano alla fine della terapia: non finisce mai. Per fortuna non succede nulla. Mentre usciamo mi racconta la storia della croce. Era il ricordo di un caro amico, che l’aveva presa ad una festa celtica di non so che paese dell’est e non aveva particolari connotazioni politiche. Forse era addirittura morto, non ricordo. Comunque non son scherzi da fare, ecco.

  • Riviste. Come in tutte le sale d’aspetto degli ospedali, anche al Centro Iperbarico è pieno di riviste e giornali. Di tutti i tipi, con prevalenza netta di riviste di gossip, quotidiani gratuiti e giornali sportivi. Però quello che ho trovato stamattina non me lo sarei mai aspettato. Su una poltroncina stava adagiata in bella mostra una copia della rivista “ARMI magazine”. Con un bel 44 Magnum in copertina. Vorrei sapere chi la stava leggendo. O forse no.

0 Risposte a “diario iperbarico: 3 – scontro finale”



  1. Lascia un commento

Lascia un Commento

Fill in your details below or click an icon to log in:

Logo WordPress.com

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Modifica )

Foto Twitter

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Modifica )

Foto di Facebook

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Modifica )

Connecting to %s




 

gennaio: 2010
L M M G V S D
« dic   mag »
 123
45678910
11121314151617
18192021222324
25262728293031

numeri

  • 5,183 visite. thanx :)

twits


Iscriviti

Get every new post delivered to your Inbox.