Archivio per maggio 2010

il fascino indiscreto del giacobbinismo

A volte, facendo zapping, capita di imbattersi nel prode Giacobbo. E sorge spontanea la stessa domanda che mi assale transitando tra gli scaffali dei best sellers in libreria. Perchè nella divulgazione storica o scientifica deve sempre esserci qualche ‘mistero’ misteriosissimo e irrisolto? Cioè, intendiamoci: i misteri insoluti ci sono, il dubbio stimola la ricerca, ma perchè si punta solo su questo aspetto? Perchè vende, dicono. Si, ma perchè vende? Siamo diventati una società di Indiana Jones incalliti?

Con la storia dei templari, quanto ci hanno fracassato le palle?  Non che non sia un argomento interessante: la formazione degli ordini monastici, le crociate, i rapporti di potere all’interno della chiesa. Ma di tutti gli aspetti della storia medievale che si possono approfondire, perchè sempre e solo ‘sti cazzo di templari? Brave persone, per carità, niente di personale contro di loro. Ma a me che cazzo me ne frega se c’avevano il Graal, la Sacra Sindone, L’Arca di Noè o l’Alabarda Spaziale? Per non parlare di tutto il vespaio sollevato da Dan Brown e compagnia, i vescovi incazzati (il che è sempre divertente), le polemiche sull’Ultima Cena? Ma cosa m’importa se quello è Giovanni, la Maddalena, Cristo, la Madonna e tutti gli angeli in colonna? Potrebbe essere anche Britney Spears, per quel che mi riguarda: con tutto quello che si può dire a proposito dell’opera di Leonardo, questa mi sembra veramente una questione irrilevante.

Prendete Tutankhamon, per esempio. Uno dei tormentoni che puntualmente si ripropongono in tutti i luoghi e in tutti i laghi é il mistero sulle cause della morte di questo povero stronzo (che povero non era). Sarà morto di qualcosa, come tutti. Malattia, omicidio, suicidio, incidente sulla tangenziale di Tebe: ma chissenefrega! Non dico che la storia dell’antico Egitto non possa essere affascinante, è bello che la gente si interessi di archeologia, magari mentre prende il sole sulle spiaggie di Sharm. Ma il decesso di un tizio vissuto più di tremila anni fa è roba da specialisti. Posso capire se sei uno storico delle dinastie del Nuovo Regno, o un biologo che fa ricerche sulle mutazioni delle malattie infettive nell’antichità (infatti l’ultima scoperta è stata pubblicata sul giornale dell’American Medical Association). Ma alla famosa casalinga di Voghera, al bracciante lucano e compagnia bella, cosa gli cambia nella vita sapere che il faraone più glamorous della XVIII dinastia è morto – come sembra – di malaria (ci son certe zanzare sul Nilo, signora mia, che la bassa ferrarese è roba da ridere)? Probabilmente anche il loro trisnonno sarà morto di malaria, ma non se ne sono mai interessati.

E i Maya? I Maya! i teschi di cristallo! gli alieni! Il 2012!!! Io spero che il mondo finisca davvero, ce lo meritiamo. Lo so, siamo un popolo massivamente ignorante che va educato a piccoli passi.  Ma perchè non si può fare divulgazione (non necessariamente noiosa) senza che ci debba essere per forza qualche cazzata di mezzo?

2 film italiani (e Iron Man 2)

In questo maggio che sembra novembre mi è tornata voglia di andare al cinema. Quest’anno la mia fruizione cinematografica ha subito dei cambiamenti consistenti. Primo: non ho mai visto così pochi film come quest’anno: colpa della fidanzata, sicuramente. Secondo: non ho mai visto così tanti film italiani come quest’anno. Colpa della fidanzata, anche questo. Di solito con il film nostrano sono riluttante, a meno che non si tratti di capolavoro conclamato (o comunque gente di cui mi fido – pochi – mi confermi che ne vale la pena). Prevenuto? Sì.  Sarà che il rapporto tra i registi italiani che mi piacciono e quelli che mi stanno sul cazzo è nettamente sbilanciato a favore dei secondi. Sarà che quando vedo un film italiano brutto mi incazzo molto di più di quando vedo un film straniero brutto (non so perchè, ma è così). Ma, si sa, con l’età si diventa più tolleranti. E poi bisogna dargliela vinta alla morosa, ogni tanto… Quindi ho visto Virzì, Diritti, probabilmente mi toccherà anche Luchetti. Ho temporeggiato su Soldini e probabilmente riesco a scansarmelo, idem per Salvatores. Ozpetek e Muccino mi sono rifiutato: a tutto c’è un limite. E ho battuto il record di ben due film italiani la scorsa settimana.

Il primo è Draquila- l’Italia che trema di Sabina Guzzanti. Del film se n’è parlato molto (soprattutto a proposito della figura di merda dell’affabile ministro pelato). Sulla Guzzanti da un po’ di tempo nutrivo qualche perplessità. Mi dava l’idea di avere un ego ipertrofico e un’opinione di se stessa e del suo ruolo nell’universo un po’ troppo alta. Insomma, mi aveva un po’ rotto i coglioni. Non che l’aspettassi al varco, ma ero curioso di vedere come si poneva nei confronti di una materia così delicata. Viva Zapatero! e Le ragioni dell’ aragosta erano  legati, per motivi diversi, al mondo dello spettacolo, da cui Sabina proviene e che conosce bene: affrontare un tema come la tragedia dell’Aquila, con tutto quello che ne consegue, è un’altra cosa. E’ una prova di maturità, non solo professionale. Hai davanti a te persone che soffrono e hanno sofferto: comunque devi rispettarli, anche quando non la pensano come te. Bisogna dire che la Guzzanti in questo caso riesce a mettersi da parte e lasciar parlare gli aquilani. Per mesi segue gli avvenimenti del dopo-terremoto, parla con la gente e trae le sue conclusioni. Il modello di riferimento è Michael Moore, più che il documentario classico. Il risultato dell’operazione è una denuncia politica ai massimi livelli. Degli interessi legati al business della ricostruzione e della nuova impostazione voluta dal governo per la Protezione Civile. In sintesi: una merda. Chi si tiene informato (chi va oltre l’informazione televisiva, intendo) di molte cose era già a conoscenza, ma è bene sentirsele ripetere: ci sono sempre dettagli che sfuggono, nuovi elementi di un quadro desolante. Io, ad esempio, sapevo che alla Protezione Civile era stata affidata la gestione di tutti i cosiddetti “Grandi Eventi” (più o meno qualunque cosa: dai disastri naturali alle visite del papa, alle manifestazioni sportive). Quello che mi sfuggiva era come questo meccanismo permetta loro di fare praticamente il CAZZO CHE GLI PARE. Scavalcando qualsiasi regola, proprio perchè nello “stato di emergenza” le leggi vigenti non contano più nulla. Si esce dal cinema incazzati, o forse più schifati.

Il secondo è Scontro di civiltà per un’ascensore a piazza Vittorio. Un’esordio – Isotta Toso – tratto dal romanzo omonimo di Amara Lakhous. Giallo multietnico italiano (nello specifico romano) diretto da una donna: ecco un tipico esempio di film che, a naso, avrei saltato a piè pari (sono una merda, lo so). Ma caso vuole che la mia morosina sia romana e abiti proprio dietro piazza Vittorio: che di conseguenza risulta essere una delle poche zone di Roma in cui riesco più o meno a orientarmi. Me la comanno abbastanza, diciamo (sono riuscito anche a trovare un parcheggio dietro al mercato, mentre stavano scaricando: non è roba da tutti). E comunque l’Esquilino rappresenta un’esperimento di convivenza delle etnie più disparate, quasi un laboratorio: diversamente da altri quartieri della capitale – spiega la morosa in modalità Lonely Planet – in cui l’immigrazione è più recente ed uniforme dal punto di vista etnico. Materiale per qualcosa di buono ci sarebbe. Purtroppo il film delude: sembra proprio un’occasione sprecata. Il romanzo non l’ho letto, ma pare non fosse malaccio. Spiace parlar male di un esordiente, ma sarebbe stato meglio affidarlo a mani più esperte. La sceneggiatura è tirata via, a tratti confusa, si sente la mancanza di un dialoghista decente. Gli attori fanno il loro compitino, ma con un cast così si poteva davvero fare molto di più. C’è persino un cameo (inutile) di Ninetto Davoli. Mi aspettavo fosse almeno divertente: niente. Peccato.

E poi, finalmente, ho visto (senza morosa) Iron Man 2. Che hanno già visto tutti. E tutti hanno detto che il primo era meglio. E’ vero, anche perchè si trattava del miglior film tratto dal mondo dei supereroi Marvel (assieme allo Spider Man di Raimi). E la sorpresa di un Tony Stark del calibro di Robert Downey Jr, che giganteggia su tutto e tutti, non è più una sorpresa. Si tratta comunque di un film decente – ce ne fossero – che a volte vuole un po’ strafare, insiste un po’ troppo nel riproporre dinamiche già viste nel primo episodio, ma tutto sommato si fa guardare e le due ore e passa scivolano via. C’è anche Mickey Rourke – ormai ridotto ad un ammasso di carne informe – a cui probabilmente saranno affidati tutti i ruoli da devastato per i prossimi anni, finchè non imploderà su se stesso.

Una cosa sola non mi è andata proprio giù: Scarlett Johansson che fa la Vedova Nera. Proprio non ci siamo. A parte che non si capisce perchè si sia convinta di essere una Diva hollywoodiana: la sua dimensione perfetta era il cinema indie alla Sundance, e quella doveva rimanere. Ma, in ogni caso, la Vedova Nera no. Non ha il phisique du role, non sa muoversi nelle scene d’azione, non ha la freddezza e il fascino necessari. Non si poteva proprio trovare qualcun’altra, no? Non si può infierire così sull’immaginario della mia infanzia. Ecco.


 

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